La confederazione USAE  lo dice da tempo ma ora arrivano i dati Istat a certificarlo.  Analizzando la spesa complessiva sostenuta dalla Pubblica Amministrazione per i redditi da lavoro dipendente il risparmio è stato di 8 miliardi e 734 milioni euro.   Si è passati da uno stipendio medio annuo di 34 mila e 662 euro a uno di 34 mila 272.

In 4 anni quindi gli stipendi dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni hanno perso una media di 390 euro a testa.

I redditi, che mettono insieme retribuzioni e contribuiti pagati dal datore di lavoro, in questo caso la P.A. , sono scesi da 172 miliardi 548 milioni del 2010 a a 163 miliardi e 814 milioni. Solo nell’ultimo anno la riduzione è stata di un miliardo e 96 milioni. Un calo su cui ha pieni effetti, oltre al blocco della contrattazione, anche il tetto al turnover.  Si sono infatti ridotti i posti di lavoro, passando a 3,3 milioni dai 3,5 milioni di cinque anni prima. Nel dettaglio sono state perse 176 mila unità; a tale riguardo l’Istat specifica che si tratta del numero delle unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula), che misura l’effettivo input di lavoro impiegato nelle attività delle amministrazioni pubbliche.

Il Segretario Generale FSI/USAE, Adamo Bonazzi, a tale proposito ha dichiarato :   “I dati ISTAT  evidenziano due realtà  incontrovertibili. La prima è che sono stati i lavoratori delle pubbliche amministrazioni a pagare il prezzo più  salato di questa crisi finanziaria; e questo considerando anche gli effetti del bonus di 80 euro sugli stipendi al di sotto dei 26 mila euro, figuriamoci senza.  La seconda è che le risorse messe a disposizione dal Governo in legge di stabilità sono appena sufficienti a chiudere l’ultima parte del triennio 2013-2015, sanando il vulnus  della sopravvenuta illegittimità costituzionale causata dal regime di sospensione della contrattazione collettiva, ma non bastano certo a un rinnovo contrattuale vero e proprio. Ci aspettiamo che il Parlamento ponga adeguato rimedio. Abbiamo , in tal senso, formulato e proposto a Deputati e Senatori un apposito emendamento che ci aspettiamo sia preso in seria considerazione. ” 

 

Usae_comunicato_stampa_2_11_2015